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Difesa dal cane del vicino sul balcone #adessonews

Rumori in condominio: come comportarsi se il cane del vicino viene lasciato solo a casa e abbaia in continuazione.

Il cane che dà fastidio ai vicini, perché lasciato solo, affamato e bisognoso di cure, rischia di essere un problema serio per il proprietario. Non solo perché potrebbe comportare, a suo carico, un doppio procedimento penale – uno per il reato di disturbo della quiete pubblica, l’altro per maltrattamento di animali – ma anche perché può giustificare una richiesta di risarcimento, da parte del condominio, per i danni arrecati dai relativi guaiti. E non solo: laddove vi sia il rischio che il reato possa essere reiterato (si pensi, ad esempio, a chi è costretto, per lavoro, a lasciare il cane nell’appartamento per molte ore), potrebbe scattare il sequestro dell’animale.

Sono queste le armi che il vicinato può adottare come difesa dal cane del vicino sul balcone. La conferma viene dalla Cassazione [1] in un periodo – quello estivo – in cui le molestie per l’abbaiare continuo dei quadrupedi non consente di godere del dovuto riposo di cui vorrebbe giustamente godere chi è costretto a restare in città.

Vediamo dunque tutte le possibili armi legali che si possono adottare nei confronti dei cani che fanno rumore.

Il risarcimento del danno

I guaiti dei cani, laddove superino la «normale tollerabilità» (questa la dizione dell’articolo 844 del Codice civile) vanno considerati illeciti. È vero che – come ha scritto la Cassazione – il cane è «un essere senziente», prova dolore e quindi anche solitudine; ed è anche vero che non gli si può impedire di abbaiare, essendo questo il suo modo di esprimersi. Ma è anche vero che il padrone è responsabile di tutte le condotte dell’animale che possono arrecare molestie ai vicini. Molestie che danno innanzitutto luogo a un risarcimento del danno.

L’entità dell’importo da liquidare ai proprietari degli appartamenti vicini viene determinata, secondo equità, dal giudice in base alla prova fornita dal danneggiato: entità dei rumori, protrazione degli stessi nel tempo, vicinanza con l’appartamento ove dimora l’animale, orari in cui i guaiti hanno avuto luogo, compromissione delle abitudini di vita (sonno, riposo pomeridiano, attività lavorative, ecc.). Il danno risarcibile è quello non patrimoniale «alla salute».

In un recente caso [1], un condomino veniva condannato in primo e secondo grado a risarcire per danno alla salute il vicino disturbato da – si legge nel testo – «cupi ululati e continui e fastidiosi guaiti specie nelle ore notturne emessi dai cani dei vicini collocati sul terrazzo dell’abitazione e sul terreno comune del fabbricato».

Per i giudici era provato che il vicino avesse perso la capacità lavorativa tanto da essere stato licenziato.

La riforma del condominio ha stabilito che le delibere condominiali «…non possono vietare di possedere o detenere animali domestici». Ma, dall’altro lato, per l’articolo 2052 del Codice civile «Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito».

A rispondere dell’illecito è anche il detentore dell’animale, colui cioè che lo ha in custodia come, ad esempio, il convivente o il coniuge laddove il proprietario non sia presente.

Il reato di disturbo della quiete pubblica

Dicevamo, in apertura, che il cane può essere fonte di responsabilità penale per il proprietario. Questi infatti risponderà del reato di disturbo del riposo e delle attività delle persone laddove i guaiti dell’animale possano giungere all’orecchio di un numero indeterminato di persone. Non quindi solo i vicini direttamente confinanti con l’appartamento del proprietario, ma anche gran parte del condominio o del circondario.

Il reato è procedibile d’ufficio: significa che non servono segnalazioni o raccolte firme, bastando anche la denuncia di una sola persona o l’iniziativa autonoma delle stesse autorità (polizia, carabinieri).

Maltrattamento di animali

Se dovesse risultare che l’animale “piange” perché lasciato solo e affamato, in condizioni di degrado o di malnutrizione, allora il proprietario potrebbe essere denunciato per il reato di maltrattamento di animali. Anche in questo caso, il procedimento penale non richiede la querela, essendo procedibile d’ufficio o su semplice segnalazione – anche anonima – dei vicini di casa.

Come risolvere il problema dei guaiti del cane

I casi di cui si è occupata la giurisprudenza in passato sono molteplici. A volte, è bastato il buon senso di un amministratore per risolvere un dissidio. È successo a Roma, dove i guaiti di un cane disturbavano gli abitanti del condominio appena la padrona lasciava l’abitazione. L’amministratore le ha suggerito di rivolgersi a un corso di addestramento che potesse abituare il cane a stare da solo. Talvolta, “farsi giustizia da sé” può costare anche caro come è accaduto ad una condòmina di Bergamo che, affacciandosi di notte alla finestra urlando nell’intento di tacitare il cane del vicino che abbaiava, ha lei stessa disturbato la quiete degli altri condòmini ed è stata per questo condannata dalla Cassazione [2] al pagamento di un’ammenda.

Non è mancato però chi ha subito il sequestro del cane per via del pericolo di reiterazione del reato: una misura tutt’altro da escludere. Circostanza da distinguere rispetto al pignoramento dell’animale di compagnia, vietato dal Codice. Il pignoramento è infatti rivolto alla vendita forzata del “bene” per poter pagare eventuali debiti, cosa inammissibile quando si tratta di cani, gatti e simili.

note

[1] Cass. ord. n. 23408/2022 del 27.07.2022.

[2] Cass. ord. n. 47719/2018.

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