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Pignoramento e cessione del quinto: ultime sentenze #adessonews

Pignoramento dello stipendio dei pubblici dipendenti nei limiti del quinto.

Impignorabilità somme eccedenti 1/5 dei compensi percepiti

In tema di espropriazione forzata presso terzi, le modifiche apportate dalla L. n. 311 del 2004, e L. 80 del 2005 (di conversione del D.L. n. 35 del 2005) al D.P.R. n. 180 del 1950 (approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni) hanno comportato la totale estensione al settore del lavoro privato delle disposizioni originariamente dettate per il lavoro pubblico. Ne consegue che i crediti derivanti dai rapporti di cui all’art. 409 c.p.c., n. 3, (nella specie, rapporto di agenzia) sono pignorabili nei limiti di un quinto, previsto dall’art. 545 c.p.c..

Tribunale Vibo Valentia sez. lav., 17/09/2020, n.392

Quando non si applica il limite del quinto?

Alla cessione del trattamento di fine rapporto dei lavoratori non si applica il limite del quinto. Ciò vale sia nel settore pubblico, sia in quello privato. Ad affermarlo è la sezione lavoro della Cassazione all’esito di un’attenta disamina delle disposizioni del Dpr 180/1950 (Testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni), alla luce delle modifiche apportate dal Dl 35/2005, convertito con modificazioni dalla legge 80/2005 (Disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale). La Suprema corte risponde positivamente al quesito se alla cessione del trattamento di fine rapporto fosse applicabile il limite del quinto previsto per gli stipendi dei dipendenti pubblici e afferma allo stesso tempo l’insussistenza di limiti o vincoli alla cessione del trattamento di fine rapporto. Secondo i giudici il limite del quinto si applica solo a quelle prestazioni che hanno carattere di continuità e non anche al trattamento di fine rapporto che è erogato in unica soluzione e che funge da “forma di garanzia per l’estinzione del debito contratto dal cedente”.

Cassazione civile sez. lav., 17/02/2020, n.3913

Pignoramento di stipendio con cessione del quinto

Nel caso di pignoramento di un credito su cui già gravava la cessione volontaria del quinto, la differenza fra la metà dello stipendio e la quota ceduta è interamente pignorabile solo se la somma della quota volontariamente ceduta e delle quote dei pignoramenti successivamente intervenuti (da intendersi ognuno non superiore al quinto) superano la metà dello stipendio, che costituisce il limite invalicabile a garanzia delle basilari esigenze di vita del debitore.

Tribunale Siena, 09/09/2019, n.883

In tema di risarcimento danni da fatto illecito, deve ritenersi contrario a buona fede e fonte di responsabilità extracontrattuale il comportamento dell’INPDAP caratterizzato dal fatto che – nonostante il creditore avesse già avuto, all’esito di un procedimento ex art. 543 c.p.c., l’assegnazione nei confronti del Ministero, terzo pignorato, di un quinto dello stipendio e dell’eventuale t.f.r. del debitore, dipendente pubblico, e il Ministero avesse inviato all’ente previdenziale copia del provvedimento di assegnazione, con il riepilogo della situazione debitoria, “per l’ulteriore seguito di competenza” – liquidi per intero al debitore l’indennità di buona uscita, pretendendo, per l’opponibilità dell’assegnazione nei suoi confronti, l’instaurazione di un nuovo pignoramento presso terzi, tenuto conto che in tale ipotesi non ricorre una cessione del debito (o una novazione soggettiva), ma una semplice delegazione di pagamento, e che l’obbligo di buona fede oggettiva o di correttezza costituisce un autonomo dovere giuridico, espressione del generale principio di solidarietà sociale, applicabile non solo in ambito contrattuale, ma anche extracontrattuale, ponendo una regola di comportamento, in base alla quale, nei rapporti della vita di relazione, ciascuno è tenuto a un comportamento leale, volto alla salvaguardia dell’utilità altrui nei limiti dell’apprezzabile sacrificio.

Cassazione civile sez. III, 29/01/2018, n.2057

Pignoramento dello stipendio: può avvenire nella misura di un quinto?

Vanno restituiti al giudice “a quo” gli atti relativi alle q.l.c., in riferimento all’art. 3 cost., dell’art. 2 comma 1 n. 3) d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180, nella parte in cui non prevede che il pignoramento dello stipendio possa avvenire nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito di cui ai n. 2) e 3); dell’art. 2 comma 2 del medesimo d.P.R. n. 180 del 1950, nella parte in cui – a differenza di quanto previsto dall’art. 545 comma 5 c.p.c. per i lavoratori dipendenti del settore privato – non prevede il simultaneo concorso nel limite della metà dello stipendio dei pubblici dipendenti, anche di un pignoramento eseguito per il soddisfacimento di crediti tributari; nonché, nel caso di eventuale accoglimento delle precedenti questioni, dell’art. 68 comma 2 dello stesso d.P.R. n. 180 del 1950 nella parte in cui non prevede che il pignoramento dello stipendio dei pubblici dipendenti possa avvenire nei limiti di cui all’art. 2 sullo stipendio residuo, al netto della trattenuta operata per la precedente cessione.

Benché l’ordinanza di rimessione non prospetti profili nuovi nè svolga argomenti diversi da quelli già considerati con l’ord. n. 359 del 2004, che ha dichiarato la manifesta inammissibilità di identiche questioni sollevate dal medesimo giudice, si impone la restituzione degli atti al rimettente affinché valuti la rilevanza sul giudizio “a quo” dello “jus superveniens” costituito dall’art. 1 comma 137 l. 30 dicembre 2004 n. 311.

Corte Costituzionale, 10/03/2005, n.101

Pignoramento dello stipendio

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell’art. 2 comma 1 n. 3) e comma 2, dell’art. 68 comma 2 d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180, censurati, in riferimento all’art. 3 cost., il primo, nella parte in cui non prevede che il pignoramento dello stipendio possa avvenire nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito di cui ai numeri 2) e 3), e nella parte in cui – a differenza di quanto previsto dall’art. 545 comma 5 c.p.c. per i lavoratori dipendenti del settore privato – non prevede il simultaneo concorso nei limiti della metà dello stipendio dei pubblici dipendenti, anche di un pignoramento eseguito per il soddisfacimento di crediti tributari; il secondo, nella parte in cui non prevede che il pignoramento dello stipendio dei pubblici dipendenti possa avvenire nei limiti di cui all’art. 2 sullo stipendio residuo, al netto della trattenuta operata per la precedente cessione.

Premesso che la questione concernente l’art. 2 comma 1 n. 3) d.P.R. n. 180 del 1950 – formulata quale premessa a quella relativa al comma 2 – è del tutto inconsistente atteso che la norma, a seguito delle pronunce della Corte costituzionale ha assunto il medesimo significato (se non anche formulazione) del comma 4 dell’art. 545 c.p.c., le altre questioni si risolvono nel chiedere una pronuncia volta a creare, manipolando più norme, un nuovo equilibrio (con una parificazione assoluta) rispetto a quello realizzato – in modo di certo non manifestamente irragionevole – dal legislatore con il prevedere un sistema che, a fronte di un trattamento più favorevole per il pubblico dipendente quanto al cumulo di pignoramenti, contempla un trattamento meno favorevole quanto al concorso di pignoramenti con precedenti cessioni del credito.

Corte Costituzionale, 25/11/2004, n.359

Pubblico impiego e cessione del quinto

È inammissibile, in riferimento all’art. 3 cost., la questione di costituzionalità dell’art. 55 comma 4 d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 (recante il testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione di stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni), là dove vieta di “perseguire le indennità premio di servizio conferite ai propri iscritti dall’Istituto nazionale per l’assistenza dei dipendenti degli enti locali“, con riguardo agli effetti sulla cessione; la denunciata disparità rispetto al settore privato, nel quale vige la diversa regola dell’art. 1260 c.c., si spiega con l’inserimento del pur anacronistico istituto in un meccanismo normativo tipico del pubblico impiego, quello della cessione del quinto, facente parte di un sistema tuttora non comparabile con quello privato, nonostante il processo di graduale assimilazione in corso, e rimesso, per la sua revisione, alla discrezionalità del legislatore.

Corte Costituzionale, 06/04/1998, n.102

Stipendi dei pubblici dipendenti: limiti pignoramento

Gli stipendi dei pubblici dipendenti sono pignorabili nei limiti del quinto, ma allorché il pignoramento ed il sequestro seguano ad una cessione, gli stessi, ai sensi del combinato disposto degli art, 2 comma 2 e 68 del d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180, incontrano l’ulteriore limite della metà complessiva, nel senso che in tal caso rimane pignorabile o sequestrabile esclusivamente la differenza tra la metà dello stipendio e la quota ceduta (e cioè, ove sia stata ceduta la quota massima di un quinto, la quota residua di tre decimi) e, poiché tale differenza normalmente supera un quinto, rimangono fermi il limite di un quinto previsto per ciascun pignoramento ed i limiti previsti per il loro concorso (che, naturalmente, non potrà più raggiungere la metà dello stipendio, dovendosi sempre dedurre la quota ceduta), senza che possa ritenersi che l’art. 68 sopra citato consente il cumulo solo per i pignoramenti per crediti alimentari.

Cassazione civile sez. III, 22/04/1995, n.4584

Sequestrabilità degli stipendi dei pubblici dipendenti

In tema di limiti alla pignorabilità e sequestrabilità degli stipendi dei pubblici dipendenti, quali risultanti dalle parziali declaratorie – di cui alle sentenze della Corte Costituzionale n. 89 del 1987 e n. 878 del 1988 – di illegittimità costituzionale delle norme di previsione, qualora intervenga un pignoramento contenuto entro tali limiti (del quinto) successivamente ad una cessione di pari misura, regolarmente perfezionata e notificata, non è illegittima la coesistenza ed il cumulo delle due cause riduttive dello stipendio, non risultando superata quota complessiva della metà dello stipendio medesimo, posta dall’art. 68 del d.P.R. n. 180 del 1950 quale limite assoluto per il concorso di cause siffatte.

Cassazione civile sez. III, 09/05/1994, n.4488

Cessione del credito del proprio stipendio

È irrilevante, ai fini della validità del pignoramento e della successiva assegnazione della somma pignorata, la cessione del credito del proprio stipendio o salario volontariamente effettuata da un soggetto nei confronti di un altro creditore, anche se aventi data certa anteriore al pignoramento, purché la parte di stipendio che residui consenta di attribuire al creditore pignorante una somma corrispondente al quinto dello stipendio, effettuando il calcolo sull’intero stipendio o salario, come se la cessione non fosse avvenuta.

Pretura Modena, 25/07/1991

Differenza tra la metà dello stipendio e la quota ceduta

È inammissibile, per difetto di rilevanza, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 68 comma 2 d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 (Approvazione del t.u. delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle p.a.).

Tale norma, viene impugnata, in riferimento all’art. 3 cost., nella parte in cui, a differenza di quanto previsto dall’art. 545 c.p.c. per il pignoramento dei crediti retributivi del lavoratore subordinato privato, stabilisce che, qualora il pignoramento abbia luogo dopo una cessione perfezionata e debitamente notificata dello stipendio di un dipendente pubblico, si possa pignorare solo la differenza tra la metà dello stipendio (al netto delle ritenute) e la quota ceduta, tiene fermi i limiti di cui all’art. 2 dello stesso testo normativo il quale, a seguito delle intervenute pronunce di incostituzionalità (sent. n. 89 del 1987 e 878 del 1988) fissa rispettivamente quelli: del “quinto” (in caso di credito non qualificato), del “terzo” (in caso di crediti alimentari) e della “metà” (in caso di concorso di entrambe le categorie di crediti). A sua volta l’art. 5 comma 1 del medesimo decreto fissa nel quinto il limite della cessione di quote dello stipendio.

Il raccordo normativo per l’ipotesi della concorrenza di pignoramento e cessioni è dato dal ricordato art. 68, il quale regola al comma 1 l’ipotesi di cessione seguita al pignoramento e nel comma 2 quella del pignoramento seguito alla cessione.

Corte Costituzionale, 24/05/1991, n.220

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