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Quanti anni per impugnare una donazione? #adessonews

La nullità e l’annullabilità di una donazione possono essere richieste nelle ipotesi specifiche prescritte dalla legge. Mentre nel primo caso non ci sono limiti temporali da rispettare, nel secondo, i termini per l’impugnazione sono ben precisi.

Tuo padre ti ha donato un’ingente somma di danaro quando ti sei sposato. Si tratta di un atto definitivo e inattaccabile oppure può essere impugnato? Per impugnare una donazione quanti anni sono previsti dalla legge? È possibile revocare una donazione e per quali motivi?

Prima di rispondere a queste domande occorre fare una premessa. La donazione è un contratto con il quale un soggetto (donante), spontaneamente e per spirito di liberalità, arricchisce un altro (donatario), disponendo a suo favore di un diritto – ad esempio trasferendogli la proprietà di un immobile -oppure assumendo verso lo stesso un’obbligazione – ad esempio pagando un suo debito. Come tutti i contratti l’atto si perfeziona con l’accettazione da parte del donatario: se manca l’accettazione, la donazione non diviene pienamente efficace.

La donazione può essere opposta dai familiari del donante, dai suoi creditori o da chiunque vi abbia interesse, se è lesiva dei loro diritti oppure se è priva dei requisiti di sostanza prescritti dalla legge, mediante l’esercizio di determinate azioni e rispettando precisi limiti temporali. In pratica, il nostro legislatore ha previsto entro quanti anni è possibile impugnare una donazione, pena la perdita del relativo diritto per prescrizione.

Pertanto, decorso il termine stabilito, l’atto non è più impugnabile. Invece, se si impugna una donazione per difetti di forma, l’azione di nullità può essere esercitata in ogni tempo.

Altresì, la donazione può essere revocata in presenza di due gravi ragioni: per ingratitudine del donatario e per sopravvenienza di figli.

Donazione: per quali motivi si può impugnare?

Una donazione può essere impugnata per nullità se presenta difetti di forma mentre è possibile chiederne l’annullamento per difetti di sostanza, lesione di legittima, lesione dei diritti dei creditori e per simulazione.

Esaminiamo uno alla volta questi singoli casi:

  1. la donazione di non modico valore, intendendo per tale quella di valore elevato rispetto alle disponibilità economiche del donante – ad esempio la donazione di un bene immobile – è nulla quando è affetta da difetti di forma. In sostanza, tale tipo di donazione per essere valida ed efficace, deve avvenire per atto pubblico notarile e alla presenza di due testimoni. Ne consegue che se viene compiuta senza rispettare le predette formalità può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse senza limiti di tempo, quindi, anche dopo la morte del donante. Invece, la donazione di modico valore, cioè che non incide in maniera apprezzabile sul patrimonio del donante, può essere compiuta senza formalità mediante la consegna del bene donato;
  2. la donazione è annullabile quando presenta un difetto di sostanza, ovvero uno di quei vizi che incidono sulla formazione della volontà. Più precisamente quando:
    • il donante era incapace di intendere e di volere al compimento dell’atto. Lo stato di incapacità può derivare da un’infermità mentale – si pensi ad esempio al soggetto che è stato dichiarato interdetto o inabilitato con sentenza del Tribunale – o può dipendere da una situazione temporanea come nel caso di assunzione di droghe, abuso di alcol o di una patologia che si manifesta saltuariamente;
    • il donante è incorso in un errore e dal contratto risulta che detto errore è stato l’unico motivo che lo ha indotto a compiere la donazione. Si pensi a chi dona una somma di denaro ad un’associazione pensando, erroneamente, che si occupa dell’accoglienza di profughi e questa è stata l’unica ragione per la quale ha compiuto la liberalità;
    • l’oggetto della donazione è un bene che non appartiene al donante oppure non esiste ancora. Vedi ad esempio il nonno che regala un’automobile al nipote, di cui, però, non è intestatario;
  3. in caso di morte del donante la legge assegna al coniuge, ai figli o, in loro assenza, ai genitori delle quote minime del patrimonio. Se queste quote non sono state rispettate, gli eredi lesi possono agire in tribunale contro l’erede che ha avuto di più e rimettere in gioco l’intera divisione dell’eredità. Ma se il defunto, in vita, aveva già distribuito gran parte del suo patrimonio con donazioni, gli eredi lesi possono impugnare queste ultime con l’azione di riduzione. In questo modo, il giudice ordina al beneficiario delle donazioni di restituire quanto ricevuto dal donante prima che questi morisse. La restituzione, però, può essere chiesta entro massimo 10 anni dall’apertura della successione. Dopo il decennio, la donazione si può dire al sicuro. Se il donatario ha ceduto il bene ricevuto dal defunto – ad esempio lo ha venduto – ad un terzo, gli eredi possono riprenderlo ma solo se agiscono entro 20 anni da quando è stata trascritta la donazione nei pubblici registri (azione di restituzione);
  4. se il donante ha molti debiti e intesta i propri beni ad altre persone per evitare che vengano pignorati dai suoi creditori, questi ultimi possono impugnare la donazione con un’azione revocatoria, chiedendo che venga dichiarata l’inefficacia del contratto. Quando la donazione ha ad oggetto un bene immobile, se l’atto di pignoramento immobiliare eseguito dai creditori, è stato trascritto nei pubblici registri immobiliari entro 1 anno dalla trascrizione della donazione, il bene può essere pignorato in capo al donatario senza che i creditori avviino prima l’azione revocatoria. Nel primo anno dal suo compimento, infatti, la donazione può essere resa inefficace attraverso la trascrizione del pignoramento senza necessità di iniziare una causa in tribunale;
  5. se il donante simula una donazione con una falsa vendita per evitarne l’impugnazione da parte degli eredi o dei creditori, tali soggetti possono agire in giudizio con un’azione di simulazione, chiedendo l’annullamento del contratto. In tal caso, però, devono dimostrare la falsità della vendita. Vedi ad esempio la madre che per evitare che un immobile di sua proprietà venga pignorato da parte di un creditore, simula di venderlo alla figlia. La prova della simulazione può essere data dimostrando che il prezzo non è stato mai pagato oppure che la donante non ha mai perso la disponibilità dell’immobile.

Quanti anni si hanno per impugnare una donazione?

Una donazione può essere impugnata entro termini ben precisi a seconda dell’azione che in concreto viene esercitata. Nello specifico, se viene chiesto l’annullamento del contratto:

  • per un difetto di sostanza, il termine per l’opposizione è di 5 anni dalla conoscenza del vizio;
  • con un’azione di riduzione da parte dei legittimari, l’impugnazione può essere proposta entro 10 anni dalla morte del donante;
  • con un’azione di restituzione da parte dei legittimari, l’opposizione può essere proposta entro 20 anni dalla donazione;
  • con un’azione revocatoria da parte dei creditori, tali soggetti possono agire in giudizio entro 5 anni dalla donazione;
  • per simulazione da parte dei legittimari e dei creditori, il termine per l’impugnazione è di 10 anni dalla donazione.

Invece, in caso di donazione nulla per difetti di forma, la relativa azione può essere proposta senza limiti di tempo.

Revoca della donazione: in cosa consiste?

La donazione può essere revocata per ingratitudine del donatario, cioè quando tale soggetto compie gravi atti nei confronti del donante, nel termine di 1 anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la revoca. Vedi ad esempio il caso dell’omicidio o del tentato omicidio del donante o del suo coniuge, della calunnia, quando il donatario ha mostrato un’avversione durevole, profonda e radicata nei confronti del donante o gli ha mancato di rispetto, o dell’ingiuria.

Altresì, può essere revocata per sopravvenienza di figli, nell’ipotesi in cui nasce un nuovo figlio o un nuovo discendente al donante, anche se era già stato concepito all’epoca del compimento dell’atto ma il donante non ne era a conoscenza, quando il donante scopre l’esistenza del figlio o del discendente oppure adotta un figlio minore di età o riconosce un figlio naturale. In tal caso, l’azione revocatoria deve essere esercitata entro 5 anni dal giorno della nascita dell’ultimo figlio nato nel matrimonio o discendente ovvero della notizia dell’esistenza del figlio o discendente, ovvero dell’avvenuto riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio.

Sullo stesso argomento è consigliata la lettura dell’articolo “Quando si può impugnare la donazione“.

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