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Si dilatano i tempi di notifica per Tari, Imu & co. #adessonews


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Si dilatano i tempi di notifica di verifiche per Tari, Imu & co.. Al termine di decadenza degli atti di accertamento dei tributi locali si applica la sospensione di 85 giorni a causa della pandemia, che sposta più avanti il termine per lo svolgimento dell’attività. Pertanto, in seguito alla sospensione dell’attività accertativa, disposta per l’emergenza sanitaria, alla decadenza quinquennale si aggiunge il suddetto termine. Lo ha affermato la Commissione tributaria provinciale di Pisa, prima sezione, con la sentenza 242 del 4 luglio 2022.

Per il giudice, le argomentazioni adottate dal contribuente nel ricorso a sostegno della richiesta di annullamento degli avvisi di accertamento impugnati non sono fondate. Per l’anno 2015, infatti, a causa della pandemia, il termine decadenziale per la notificazione dell’atto, che scadeva il 31 dicembre 2020, «è stato spostato in avanti di 85 giorni».

Decadenza e sospensione dei termini a causa dell’emergenza sanitaria. In effetti, come stabilito dal giudice, l’atto impositivo è stato notificato nel termine di decadenza. Il comune era ancora nei termini per notificare l’atto di accertamento, che per l’anno d’imposta 2015 scadeva il 26 marzo 2021, sommando 85 giorni al termine ordinario (5 anni), a causa della sospensione dell’attività legata alla pandemia, che va dall’8 marzo al 31 maggio 2020. Ai sensi dell’articolo 1, comma 161, della legge 296/2006 il termine quinquennale decorre da quando il contribuente avrebbe dovuto pagare il tributo per l’anno d’imposta 2015. L’accertamento avrebbe dovuto essere notificato entro il quinto anno successivo alla violazione dell’obbligo di versamento. La sospensione dell’attività di accertamento, che ha l’effetto di impedire la notifica degli atti impositivi, non si applicava ai tributi locali, ma solo ai tributi erariali. Enti locali e concessionari, durante l’emergenza sanitaria, potevano notificare gli avvisi di accertamento esecutivi. Solo dall’8 marzo al 31 maggio 2020 sono stati bloccati i termini di prescrizione e decadenza delle attività di accertamento e riscossione. I termini, dunque, sono stati spostati più avanti per tutto il periodo di sospensione. Il ministero dell’economia, con la risoluzione 6/2020, ha precisato che «dal 1° giugno i comuni possono riprendere la notifica degli atti di accertamento, con riferimento a tutte le annualità accertabili». «Invero, dalla semplice lettura del testo si desume che l’art. 157 non è applicabile ai tributi comunali, sia perché gli enti impositori locali non sono mai citati espressamente, sia perché per l’attuazione della disposizione, i commi 5 e 6 dettano indicazioni solo con riferimento all’Agenzia delle entrate. Inoltre, tutte le tipologie di atti indicati nei commi 2 e 3 sono esclusivamente riferibili alle attività proprie delle Agenzie fiscali». Per il ministero, l’articolo 67 del cosiddetto decreto Cura Italia (18/2020) ha previsto la sospensione dall’8 marzo al 31 maggio 2020 dei termini relativi alle attività di liquidazione, controllo, accertamento, riscossione e contenzioso degli enti impositori, compresi gli enti locali.

Tuttavia, la norma non ha sospeso l’attività degli enti locali, poiché prevede esclusivamente la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza per il periodo sopra indicato. L’effetto della disposizione in commento «è quello di spostare in avanti il decorso dei suddetti termini per la stessa durata della sospensione», che è stata di 85 giorni.

Va rilevato che sono state disposte proroghe dei termini diverse per accertamenti esecutivi, cartelle e ingiunzioni di pagamento riguardanti le entrate locali. Per questi ultimi atti sono stati fissati termini molto più ampi. Il termine è stato prorogato di due anni per quelle in scadenza nel 2020 e 2021 e di 542 giorni per quelle che hanno una scadenza successiva. Il periodo di sospensione dei termini di versamento ha avuto una durata maggiore. Sono stati sospesi dall’8 marzo 2020 al 31 agosto 2021, per un totale di 542 giorni. Tuttavia, in base a quanto disposto dall’articolo 12 del decreto legislativo 159/2015, richiamato dall’articolo 68 del decreto Cura Italia (18/2020), i termini per i quali è stata disposta la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari, che scadono entro il 31 dicembre dell’anno o degli anni durante i quali si verifica la sospensione, «sono prorogati, in deroga alle disposizioni dell’articolo 3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, fino al 31 dicembre del secondo anno successivo alla fine del periodo di sospensione». Questo comporta la proroga per un periodo più ampio di quello disposto per la sospensione, atteso che si fa riferimento al secondo anno successivo alla fine del periodo di sospensione. Quindi, più ampio del termine di 542 giorni sopra indicato. Posto che le ingiunzioni di pagamento normalmente devono essere notificate, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento sia divenuto definitivo, ai sensi dell’articolo 1, comma 163, della legge 296/2006, per quelle da notificare entro il 31 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021 la scadenza è fissata al 31 dicembre 2023. Ex lege, vanno notificate entro il secondo anno successivo alla scadenza della sospensione, vale a dire il 31 agosto 2021. Mentre le ingiunzioni non in scadenza, per le quali il termine di decadenza era pendente alla data dell’8 marzo 2020, la proroga ha una durata minore.

Riscossione e azioni esecutive. Bisogna ricordare che gli enti locali e i soggetti affidatari durante il lungo periodo di sospensione non potevano attivare procedure di recupero coattivo né adottare ingiunzioni o misure cautelari, in quanto per i contribuenti era prevista la sospensione dei versamenti fino al 31 agosto 2021. E hanno avuto tempo per provvedere al pagamento entro il mese successivo alla scadenza del periodo di sospensione, vale a dire entro il 30 settembre 2021. Come già evidenziato, non ha subito alcuna modifica e non è stata disposta alcuna proroga per l’attività di accertamento. Agli accertamenti delle entrate locali la sospensione si applicava solo dopo che gli stessi fossero divenuti esecutivi. Per le ingiunzioni di pagamento c’è stata una serie continua di proroghe del blocco dei versamenti delle entrate locali, tributarie e patrimoniali, e delle azioni di recupero forzoso dei crediti insoluti. L’articolo 2 del dl 99/2021, da ultimo, ha rinviato i termini per i pagamenti spontanei e la riscossione coattiva dei crediti locali fino al 31 agosto 2021. Anche la suddetta disposizione ha impedito la notifica delle cartelle e ingiunzioni di pagamento e le azioni di esecuzione forzata per il recupero delle somme dovute dai debitori.

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