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Uffici esecuzione e fallimenti, cresce la violenza agli sportelli #adessonews


Cevio: ufficio registri. Nella foto l'interno dell'ufficio registri della Vallemaggia presso la Antica casa dei landvogti di Cevio dove oltr all'ufficio registi trovano spazio la pretura l'ufficio di esecuzione e fallimenti. © Ti-Press / Samuel Golay Immagine d’illustrazione.

© Ti-Press / Samuel Golay

Dall’inizio della pandemia, sono aumentati gli episodi di violenza fisica e verbale contro i funzionari dell’Ufficio dei esecuzione e fallimenti in Svizzera e in Ticino. 

Il tema, riporta la RSI, è stato affrontato in questi giorni a Locarno, dove si sono riuniti in assemblea funzionari da tutta la Svizzera. 

Il presidente dell’Associazione cantonale dei funzionari di esecuzione e fallimenti, Fernando Piccirilli, commenta la situazione ai microfoni dell’emittente di Comano: «Non è un lavoro facile e, come dico spesso, noi non siamo purtroppo all’ufficio vincite e lotterie. Chi viene da noi è in una situazione di disagio economico».

Sempre più spesso la rabbia di chi non paga le fatture, anziché essere rivolta a sé o ai creditori, viene riversata sui dipendenti dell’Ufficio esecuzioni e fallimenti, anche se non hanno colpa. «Si è notata una certa aggressività dopo la pandemia», afferma Piccirilli.

Al punto che alcuni dipendenti prendono parte a corsi di difesa personale. «Vengono organizzati dal Cantone. Il punto principale è gestire l’utenza difficile. Poi avevamo introdotto e riproporremo corsi di difesa personale, organizzati con la Polizia cantonale: sia come utilizzo dello spray al pepe, per esempio, sia per gestire l’utente difficile», spiega il presidente.

Ci sono già state aggressioni fisiche in Ticino?

Piccirilli racconta anche di alcune brutte situazioni successe nel nostro Cantone. Ricorda, ad esempio, «un singolo episodio che aveva visto coinvolto un funzionario dell’Ufficio esecuzione di Lugano e, in misura molto minore, un altro episodio verificatosi in un altro ufficio sempre del Sottoceneri».

Però «sono rari i casi di violenza fisica. Quello che purtroppo capita è la violenza verbale», aggiunge.

Ci sono spesso situazioni personali tristi

Inoltre, come funzionari, non sempre è facile mantenere il distacco di fronte a tragedie altrui che possono essere toccanti, persone a cui il mondo crolla addosso dopo un precetto o un attestato di carenza beni.

«Dipende un po’ dall’esperienza e un po’ dal carattere di ognuno di noi», sostiene Piccirilli.

«Avevo qualche anno fa un collaboratore in là con gli anni e lui, testualmente, mi ha detto:‹ Io al mattino mi guardo allo specchio, mi faccio la barba. Sono veramente stanco, perché penso al debitore che ho incontrato un giorno prima, al quale ho pignorato il salario. Penso a quello che troverò in ufficio›».

«Però, malgrado tutto, riesce a mantenere la professionalità. Bisogna ricordare sempre che avere dei debiti non è una colpa», aggiunge.

Ci sono timori per i prossimi mesi difficili

Nel 2022 ci sono stati, tra gennaio e luglio, 702 fallimenti. Nel 2021, erano stati 502. Nel 2020, 584 e, nel 2019, 714.

I prossimi mesi, poi, preoccupano. «L’aumento dei tassi ipotecari, avremo l’aumento dei premi di cassa malati e l’inflazione. Questo, giocoforza, si ripercuoterà anche sulla nostra attività. Ma è presto per dirlo, perché abbiamo circa sei/ dodici mesi di ritardo rispetto a questi cambiamenti».

Non tutti si comportano bene

Ci sono però società che hanno costruito un’attività redditizia proprio sul recupero crediti. 

La base della legge sull’esecuzione e fallimenti risale a 130 anni fa, è tra le più antiche della Svizzera. Allo Stato si delega il ruolo «del cattivo», ossia di recuperare i crediti tra i privati. C’è gente che quindi delega questo compito allo Stato, inviando raccomandate, invece di effettuare una telefonata o scrivere una mail che magari sarebbero più efficaci?

Secondo Piccirilli, «forse è più facile delegare ad altri il compito che potrebbe fare il creditore stesso. C’è da dire una cosa, però, che per il creditore (e in fondo anche per il debitore, perché poi lui è tenuto a anticipare queste spese) sono tutte spese che vengono comunque pagate, devono essere anticipate».

Spiega infatti che «c’è la tassa di emissione del precetto esecutivo. E se il precetto esecutivo non viene notificato tramite posta, bisogna pagare ancora un supplemento. Poi ci sono le esecuzioni di pignoramento. Sono tariffe stabilite dal Consiglio federale. Il più delle volte, poi, vanno solo a gravare sul credito finale».

Tuttavia, «la questione è diversa se il creditore fa tutti i tentativi per arrivare a incassare il dovuto prima, basterebbe semplicemente dare la possibilità, magari, di concedere una rateizzazione del debito. Questo alcuni creditori lo fanno».

C’è chi chiede soldi per cancellare un precetto pagato

A causa delle spese di richiamo, interessi di mora, spese amministrative, spese per il precetto esecutivo, debiti di piccole dimensioni, magari solo di qualche centinaia di franchi, possono anche raddoppiare. Alcune società addirittura, pretendono il pagamento di 50-70 o anche 100 franchi per cancellare un precetto esecutivo già pagato. 

«È vero che può essere discutibile. C’è da dire però che il creditore ha la facoltà di pretendere che il precetto esecutivo, ancorché pagato, resti iscritto per cinque anni dopo il pagamento. Questa è una sentenza del Tribunale federale oramai già da qualche anno e chiaramente siamo in un libero mercato. Il creditore che ritiene di far pagare per far cancellare il precetto esecutivo agisce in termini legali», spiega Piccirilli alla RSI.

«Dal mio punto di vista personale – afferma – può essere un po’ discutibile. Ci sono stati degli esempi dove, per esempio, una persona si è recata presso i nostri uffici per avere un attestato di solvibilità, aveva pagato tutti i precetti. Erano rimasti due precetti di una cassa malati e la cassa malati ha detto: ‹No, io ti cancello, se mi versi 50 franchi›».

Cosa ha fatto? «Ricordo ancora che la persona in questione ha pagato questi 50 franchi. Ha mandato alla cassa malati il cedolino, perché l’aveva bisogno urgentemente. La Cassa malati ha comunicato all’ufficio che acconsentiva alla cancellazione ed è stato rilasciato. Molto macchinoso, a volte anche discutibile. Purtroppo siamo comunque in ambito perfettamente legale», conclude.

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