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Come recuperare un credito in 5 passi #adessonews

Se il debitore è inadempiente, il creditore deve attivarsi per recuperare la somma di denaro che gli spetta.

Hai prestato dei soldi ad un tuo amico con la promessa che te li avrebbe restituiti nel giro di poco tempo. A distanza di quasi 6 mesi, però, del denaro non ne hai visto neppure l’ombra. In questo articolo ti spieghiamo come recuperare un credito in 5 passi.

Purtroppo, accade spesso di imbattersi in cattivi pagatori. Quando succede, è importante sapere bene come agire per far valere i propri diritti. La prima cosa da fare è quella di inviare subito una lettera al debitore. Se non si ottiene alcuna risposta, allora è necessario rivolgersi al giudice per chiedere un decreto ingiuntivo. In mancanza di opposizione, non resterà che notificare un atto di precetto per poi procedere con il pignoramento dei beni. Ma procediamo con ordine.

Quando si può recuperare un credito?

Prima di affrontare il nocciolo della questione, voglio fare una breve precisazione. Il credito può essere recuperato solo se è:

  • certo: vuol dire che è necessario avere le prove che dimostrino il diritto del creditore;
  • liquido: l’ammontare del credito deve essere quantificabile;
  • esigibile: deve essere scaduto il termine di pagamento.

In presenza dei suddetti requisiti, il creditore può agire per ottenere la somma di denaro che gli spetta.

Attenzione però: la regola generale è che si hanno 10 anni di tempo (salvo alcune eccezioni) per recuperare il credito. In caso contrario, interviene la prescrizione e non si potrà più fare nulla.

L’invio della diffida

Fatte le dovute premesse, il primo step per recuperare un credito è sicuramente quello di inviare una lettera al debitore per intimargli di pagare quanto dovuto entro un dato termine (solitamente, 15 giorni). Si tratta della ben nota diffida che può essere inviata attraverso una delle seguenti modalità:

  • raccomandata con ricevuta di ritorno;
  • posta elettronica certificata: in tal caso, ovviamente, il debitore deve essere in possesso della pec.

Con la diffida si costituisce in mora il debitore e si interrompe la prescrizione del credito. Inoltre, come vedremo nel paragrafo successivo, si tratta di un documento fondamentale per poter passare al secondo step.

Il decreto ingiuntivo 

Una volta decorso il termine indicato nella diffida, senza che sia stata corrisposta la somma di denaro, il creditore può rivolgersi al giudice per richiedere un decreto ingiuntivo. Si tratta di un atto emanato “inaudita altera parte“, cioè in assenza di contraddittorio.

In pratica, il creditore deve depositare un ricorso presso il giudice di pace o il tribunale (a seconda della somma richiesta) avendo cura di allegare la prova scritta del credito (ad esempio, una cambiale, un assegno, un estratto conto certificato, ecc.).

A questo punto, il giudice può:

  • ingiungere al debitore di pagare;
  • sospendere la richiesta e richiedere un’integrazione documentale;
  • rigettare il ricorso con decreto motivato.

Una volta emesso il decreto ingiuntivo, il creditore ha 60 giorni di tempo per notificarlo (unitamente al ricorso) al debitore, altrimenti diventa inefficace.

La richiesta della formula esecutiva

Ricevuto il decreto ingiuntivo, il debitore ha 40 giorni di tempo per pagare o presentare opposizione. In quest’ultimo caso, si avvia un giudizio che si svolge secondo le norme del processo ordinario (vale a dire con l’instaurazione del contraddittorio), durante il quale il debitore deve dimostrare l’insussistenza, in tutto o in parte, del credito.

Se il debitore rimane inerme, cioè non paga e non presenta opposizione, il decreto ingiuntivo diventa definitivo e il creditore può chiedere al giudice l’apposizione della formula esecutiva.

Invece, se il creditore aveva chiesto al giudice la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, non è necessario attendere 40 giorni perché è già in possesso di un titolo esecutivo da notificare.

L’atto di precetto

Come anticipato poc’anzi, una volta emesso il decreto ingiuntivo ed ottenuta l’apposizione della formula esecutiva, il passo seguente è quello di notificare al debitore l’atto di precetto. In altre parole, gli viene concessa l’ultima possibilità per pagare la somma dovuta entro il termine massimo di 10 giorni.

In caso di inadempimento, allora non resta che avviare la fase esecutiva e procedere con il pignoramento dei beni.

Il pignoramento dei beni

Se anche l’atto di precetto non ha sortito alcun effetto, l’ultimo passo da compiere è quello di pignorare i beni del debitore. Il creditore può scegliere una delle seguenti tipologie:

  • il pignoramento mobiliare: riguarda i beni mobili, come un’automobile, una barca, i gioielli, ecc.;
  • il pignoramento immobiliare: ha ad oggetto i beni immobili come, ad esempio, una casa, un terreno, ecc.;
  • il pignoramento presso terzi: quest’ultima ipotesi riguarda i beni del debitore che sono nella disponibilità di altri soggetti, pensa ad esempio al conto corrente, alla pensione, allo stipendio.

Prima di avviare il pignoramento, però, è bene capire la capienza dell’ingiunto per non sprecare tempo e denaro. A tale scopo è utile effettuare un’ispezione ipotecaria per vedere se il debitore è titolare di beni immobili e se gli stessi sono gravati da vincoli. Un altro strumento è quello di presentare un’istanza presso il tribunale per essere autorizzati ad accedere alle banche dati delle pubbliche amministrazioni, all’anagrafe tributaria, all’archivio dei rapporti finanziari, ecc. In questo modo, si ottengono informazioni sui beni oggetto dell’esecuzione (ad esempio, è possibile conoscere l’istituto di credito presso cui il debitore ha il proprio conto corrente).

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