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Come tutelarsi in caso di separazione #adessonews

Separazione e divorzio: come evitare che la casa vada all’ex e come evitare che si sciolga il conto corrente. Cosa succede agli alimenti.

L’avvocato non interviene solo quando il matrimonio si scioglie. Prima di camminare lungo la navata, molti fidanzati si rivolgono segretamente al loro studio legale di fiducia per scoprire come possono proteggersi in caso di rottura. È una tipica domanda posta con cautela e per conoscere in anticipo i propri diritti e doveri. «Si vis pacem, para bellum» , dicevano i latini: se vuoi la pace, preparati alla guerra. “Chiari accordi, lunga amicizia” potremmo dire. Ma proprio perché i “patti” sono vietati in materia matrimoniale, tutto è incerto e vago: dipende dalla situazione specifica e dal reddito della coppia.

Okuma: Come tutelarsi in caso di separazione

Il focus è spesso sulla casa, che nasce da una donazione dei genitori o da un acquisto fatto prima del matrimonio. Poi c’è il titolo del mutuo, la divisione delle spese di pulizia, la comproprietà del conto in banca di famiglia, la divisione dei soldi dalle buste nuziali, la permanenza in una seconda casa per pagare meno tasse.

Insomma, non vogliamo portarti sfortuna se tra pochi giorni ti sposi e ti stai già chiedendo “come proteggerti in caso di separazione

b>”, ma breve Guardare questo articolo non ti costerà di certo molto. Forse serve a chiarire alcune idee che al momento potrebbero essere confuse e condizionate dai soliti cliché. Ma andiamo per ordine.

È vero che quando un uomo si separa deve sempre tenere la moglie?

Cominciamo con una domanda comune: Chi è responsabile del mantenimento dell’ex coniuge? A chi ha il reddito più alto, sempre a condizione che l’altro non abbia i mezzi per mantenersi degnamente e non sia stato ritenuto colpevole di separazione. La colpa (la cosiddetta “accusa”) ricade su coloro che tradiscono, escono di casa per sempre, non si prendono cura e non aiutano il coniuge, lo rimproverano, violano la loro privacy o lo picchiano.

Chi crede che le donne abbiano sempre diritto all’indennità di mantenimento si sbaglia. Non ne ha diritto se è giovane e in grado di lavorare, o se ha già un lavoro che le fornisce un reddito stabile e sufficiente per essere indipendente, indipendentemente dalla situazione finanziaria del marito (che può anche essere molto più ricco potresti di te). Non ne ha diritto se ha causato la crisi coniugale con il suo stesso comportamento colpevole. Non ne ha diritto se, in caso di disoccupazione, non dimostra di aver fatto tutto il possibile per cercare un lavoro, a meno che la vecchiaia o la costante dedizione alla casa e ai figli non l’abbiano definitivamente tagliata fuori dal mondo opera. Leggi Quali diritti hanno le mogli in caso di divorzio?

Queste regole si applicano dopo il divorzio. In caso di separazione, invece, esiste una normativa transitoria volta a riconoscere all’ex coniuge con il reddito più basso lo stesso tenore di vita di cui ha goduto durante il matrimonio.

Comunione o separazione dei beni?

La comunione è l’accordo che si attiva automaticamente al momento del matrimonio se marito e moglie non decidono di separarsi.

In caso di separazione vale la regola: “Quello che compro con i miei soldi resta mio; quello che compri con i tuoi soldi resta tuo”. Perciò anche la casa appartiene a chi l’ha pagata.

Con la comunione, invece, tutti i beni acquisiti dopo il matrimonio sono condivisi e appartengono a ciascun coniuge per il 50%, purché non provengano da donazioni, eredità o indennità di fine rapporto. Chi possiede già un appartamento perché lo ha acquistato prima di sposarsi, o lo riceve in eredità o in dono dai genitori dopo il matrimonio, rimane l’unico proprietario dell’immobile anche se sceglie la Comunione.

La proprietà esclusiva della casa – sia nel caso di separazione dei beni che di comunione – non significa questo, però, se la coppia si separa e non ci sono ancora autosufficienti figli, il giudice potrebbe assegnare i beni al genitore con cui i figli vivranno (ci arriveremo tra un momento).

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La separazione rende certamente più facile anche il trasferimento di beni e beni (soprattutto immobili ) che lo accompagnano. Ad esempio, il marito può scegliere di registrare una casa per la moglie disoccupata per proteggerla dal rischio di pignoramento o attacchi fiscali.

Statisticamente più coppie stanno optando per il regime di separazione della proprietà. Tale scelta risulta essere quella privilegiata, in particolare nei casi in cui uno dei coniugi abbia un’attività in proprio che possa comportare responsabilità ereditaria (es.lavoro commerciale o autonomo) o in buone condizioni economiche. In questo modo, se uno dei coniugi fallisce o subisce la preclusione, le conseguenze non influiranno sull’altro. Diversamente, però, l’esproprio riguarderà la metà del totale dei beni comuni.

In ogni caso, la separazione dei beni non pregiudica gli obblighi di solidarietà e cura tra i coniugi e per la famiglia e può quindi essere scelta senza particolari preoccupazioni al riguardo.

In ogni caso, i coniugi possono modificare il regime matrimoniale prescelto in qualsiasi momento dopo il matrimonio.

Nel accordo matrimoniale i coniugi possono anche costituire un fondo patrimoniale con il quale vincolare determinati beni nell’interesse della famiglia.

Certamente la normativa più sicura in caso di separazione o divorzio è quella della separazione dei beni: in questo modo né il marito né la moglie devono rinunciare a ciò che hanno acquisito con i frutti dei loro risparmi e sacrifici. Inoltre, la divisione sarà molto più semplice e immediata.

Se uno dei due coniugi ha contribuito finanziariamente alla ristrutturazione straordinaria, può chiedere un contributo minimo, che sarà rifiutato per il mantenimento ordinario, in quanto rientra nei normali obblighi coniugali > di assistenza.

Ci sono dei rischi se mio padre mi presta la casa?

Il prestito della casa da parte dei genitori di uno dei coniugi completa un prestito. Se la casa coniugale appartiene ai suoceri, il giudice può assegnarla al genitore con cui vivono i figli in caso di separazione. Per scongiurare tale ipotesi è necessario mettere per iscritto il contratto di comodato gratuito e dargli una durata massima, trascorso il quale il contratto scade e l’immobile viene restituito al proprietario.

Il mio stipendio deve essere versato su un conto corrente congiunto?

Le coppie non devono avere un conto corrente congiunto. Nel caso di comunione dei beni, invece, vale una norma speciale: il denaro resta di proprietà del titolare del conto finché la coppia convive, ma in caso di separazione il risparmio residuo deve essere diviso, anche se è il risultato dello stipendio di uno dei due. Il che porta a una conclusione inevitabile: è sempre meglio spenderli tutti prima di rompere.

Sebbene anche gli acquisti debbano essere suddivisi, questa divisione non comprende, ad esempio, beni per uso personale (orologi, borse, gioielli, ecc.), abbigliamento, attrezzature di lavoro (computer, ecc.).

Rischio di perdere la casa?

In caso di separazione, la casa sarà assegnata dal giudice a uno dei due coniugi solo se la coppia ha figli e ancora economicamente non sono indipendenti. In questo caso l’appartamento – anch’esso di proprietà di uno dei due genitori e ancora con mutuo in corso – è assegnato al genitore con cui i figli convivono stabilmente.

Quando i figli diventano indipendenti o vivono soli, la casa torna al legittimo proprietario. Quest’ultimo può pretendere il rimborso degli stessi anche se scopre che il coniuge del legittimo successore si è trasferito in altro luogo (es. presso la casa dei genitori).

Come detto, ciò vale sia per la casa di proprietà esclusiva di uno dei due coniugi (cioè nel caso di separazione di beni o di convivenza z l’immobile acquisito in comodato , come dono o eredità da casa dei familiari) e per comproprietà. In questo secondo caso, invece, i beni vengono successivamente divisi o ceduti.

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Se hai deciso per una proprietà in comune e vuoi ancora la casa che sia tua

b>, puoi acquistarla il giorno prima del matrimonio; nel qual caso è di tua esclusiva proprietà. Ciò non pregiudica la possibilità per i coniugi di dichiarare davanti al notaio al momento dell’acquisto di un immobile di essere escluso dalla comunione.

I beni ricevuti dal coniuge durante il matrimonio per eredità o donazione non sono soggetti a comunione se non espressamente indicato nell’atto di donazione o nel testamento indicato come il destinatario della comunione.

Un caso particolare e ricorrente è quello del genitore che paga il prezzo di acquisto di un immobile per conto del figlio. In questo caso, il denaro versato dal genitore costituisce il mezzo per acquisire il bene oggetto di donazione indiretta da parte del genitore al figlio. Pertanto, anche se l’acquisto di un bene avviene durante il matrimonio, esso non fa parte della comunione in quanto si considera acquisito per dono.

Di chi sono i mobili e gli altri oggetti?

Il coniuge che acquista un bene mobile durante il matrimonio in modo che non rientri nella comunità giuridica, deve dichiarare di averlo acquistato con i proventi della vendita di un bene personale. Naturalmente è opportuno provare che si tratta di una forma scritta, anche se non è richiesta una forma particolare dalla legge.

In merito al contenuto, il coniuge deve dichiarare espressamente l’origine personale dei beni, pur non ritiene necessario indicare con esattezza quali beni personali che sta vendendo possiede, ma anche in questo caso potrebbe essere auspicabile poterlo provare se necessario.

In assenza di dichiarazione, l’immobile si presume comunale, ma il coniuge può dimostrare di aver effettuato l’acquisto con denaro personale; in questo caso il bene resta personale. La dichiarazione è richiesta solo in caso di dubbi sulla natura personale del bene utilizzato per l’acquisizione; se su questo non ci sono dubbi, la dichiarazione non è necessaria.

I beni acquisiti da uno dei coniugi durante il matrimonio per uso puramente personale non entrano nella comunità; si tratta, ad esempio, di abbigliamento e accessori, nonché di beni che servono interessi personali, hobby e tempo libero.

Nel valutare se un bene è personale o se invece si fa la comunione, bisogna considerare solo il profitto e non il valore.

Gli oggetti acquisiti da uno dei coniugi durante il matrimonio per lo svolgimento della propria attività professionale non sono considerati comuni, sia in senso stretto (come quelli di medico, avvocato, ingegnere, ecc.) sia come accessori attività, salvo il caso di beni destinati alla gestione di una società facente parte della collettività.

Tra i beni professionali rientrano in particolare:

  • Beni strumentali per l’attività;
  • Beni non assolutamente necessari, ma comunque acquistati per un scopo professionale;
  • Immobili registrati e beni mobili: in tal caso l’esclusione per fini professionali deve risultare dal contratto di compravendita, al quale deve partecipare anche l’altro coniuge.

Determinante è il nesso di causalità tra l’acquisto del bene e la sua destinazione al lavoro del coniuge.

Di chi è l’azienda?

L’impresa di questo coniuge costituita prima del matrimonio rimane generalmente sua proprietà personale e quindi non ritorna alla comunione. Tuttavia, se è gestito da entrambi i coniugi, i profitti e le plusvalenze dell’attività vengono condivisi mentre il resto dei beni rimane al coniuge.

L’attività fondata durante il matrimonio decade tornare in comunione; Se invece è amministrata da un solo coniuge, i proventi restano a lui spettanti e sono condivisi solo in caso di separazione. Se è gestito da entrambi, il ricavato è condiviso.

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